mercoledì 5 maggio 2010


Per poterti accarezzare
le notti in cui non ci sei
studio i fiumi infiniti
che hanno le cose non dette

su ogni destino nel mondo.

Osservo i rami più in alto
quelli che adorano il sole

e cammino sulla pelle
ancestral delle radici
che han scelto l'oscurità.

Per poterti accarezzare
le notti in cui non ci sei
mi spoglio come morendo
dei tramonti nel più bello
e volo sopra i terrazzi
sfioro tutti i campanili

sveglio i campi di calle...


E mi basta quell'istante

di penombra sul tuo letto
per soffiare le tue labbra
finché esaurisci ogni sogno

e aspettare un'alba chiara
per ritornare da me.


Ivanna Speranza.

venerdì 2 aprile 2010


Quale per te è il vero volto del mondo?

La corolla migliore in mezzo a mille corolle?

Il colore delle pesche quando il sole apre la terra?

La pazienza dell’autunno in ogni foglia che piange,

la durata della vita per i bimbi senza madre?

Quale è il vero volto del mondo per te?

Le cose che c’inventiamo per rinnegare in silenzio?

L’ambiguità dei profumi legati a vecchi ricordi?I

l suono che esplode lento davanti a tante minacce,

dell’amore che non ama e te che mi stai mentendo?

Quale per te è il dolore nel mondo?

Lo sguardo…

Che inventiamo quando gli altri hanno smesso di guardarci?

I baci che abbiamo dato a chi non ci ha mai baciato?

Il corpo che ha un suo recinto di cose che mai diremo?

Le volte che per timore alla vita piena siamo scappati?

Quale per te la vera pena nel mondo?

Quelli che girano chini perché si sentono ciechi?

Quelli che vedono tanto da colpire più chi muore?

Chi muore chiedendo un giorno…

 

Quale per te sia la morale del mondo?

Che siamo tutti diversi? 

 

Eppure ci apparteniamo…

Eppure più ci vogliamo…

Anche da folli, 

da ingiusti,

da belve pieni di sete,

da cuccioli senza niente.

 

Eppure,

guardiamoci intorno…

I rosali del giardino

da semi son diventati

nascondigli di farfalle.

Con te, con me e le mancanze,

con te, con me, quel che siamo.

 

Il mio mondo vero?

Una serata distesa per guardarti da lontano

e gioire mentre il vento gioca con te a darti Vita.

Dimenticare un momento che forse non c’è un per sempre

e amarti come una bimba che non sa niente d’amore.

Quale per me il vero volto del mondo?

Tutti.

Come scindere tutto ciò che fonde il cuore?

Chiedimi quello che scelgo, quello che voglio tra tutti.

 

Tutto quello che sappiamo ma che non sapremo mai,

tranne che voglio accettarti, ora che accetto anche me.

 

Ivanna Speranza.

 

 

 

 

lunedì 22 marzo 2010


Quizás…

 

 

Te convertiste en una cosa urgente,

en una cosa clara,

como el pavor del silenzio

mientras estalla un bramido,

como el diseño de los peces

que se escapan en el mar.

Me convertiste en una cosa ardiente,

en una cosa tuya.

Quizas porque no me tienes

cuando te abruma la noche…

Quizas porque un dia te dije

que no quiero ser de nadie.

Porque eras mi cosa urgente

te amè sin pedirte nada,

como las ostras que rozan

la arena y vuelven al mar.

Porque eras mi cosa clara

te dejè en el mismo sitio

como se dejan las flores

escondidas en un libro.

Quizas para no quererte,

o por las dudas te quiera.


Non importano più il grigio

sull’ asfalto e sulle torri

di una Chiesa,

lo sfregio sulla strada

del tempo mentre scava

radici e sensazioni

dal vuoto della gente:

in me t’innalzi Tu

con la stessa melodia

che Dio ha dato ai girasoli.

E vedi che mi commuovo

nel darti le mani spoglie

ed un bacio senza età?

 

Non importa più chi sei,

qui con me non sei più tu,

siamo altro,

non importa!

 

Vieni qui vicino a me

che la vita sta passando.

E se passa?

 

Io e te,

io e solo Te nel cuore,

amandoti come non mai!

 

domenica 21 marzo 2010



(Tratto dall'album "Mariano Speranza Tango Spleen" Italia 2010,

traduzione del tango di Homero e Virgilio Exposito: "Naranjo en Flor")

ARANCIO IN FIORE

 

Era più soave dell’acqua,

l’acqua che sfiora;

era più fresca del fiume

arancio in fior.

 In quei viadotti d’estate

Che oggi non trovo

Lasciò un ritaglio di vita

E se ne andò.

 

Prima di amare e di partire

Bisogna imparare a soffrire

Poi svaniranno anche i pensieri!

Profumo di un arancio in fior

Promesse effimere d’amore

Che il vento sa spazzare via.

E poi? A chi gl’importa se c’è un poi?

Tutta la vita la lasciai

Rinchiusa dentro il mio passato.

Eterna e vecchia gioventù

Che come a un passero mi lascia

Senza lume, senza Fè.

 

Quale dolore le ho inferto

Con le mie mani,

Se oggi ho il tormento nel petto

Del suo soffrire?

Pene di un vecchio quartiere

Musiche antiche…

Solo un ritaglio di vita

Arancio in fiore.


(www.tangospleen.com)



Non vedi gocce filanti

sul velluto dei gerani,

e l’umiltà della luce

che s’inginocchia al tramonto?

 

Non vedi più come guarda

una madre de La Quiaca,

e le brocche sulla schiena

di tuo padre all’intemperie?

 

Cosa pensi sia la Vita?

 

Tu di notte…

Smemorato come un folle?

 

No…

Quello sei tu che muori.



Rimaniamo solo noi,

il vapore e la sostanza,

e da dietro un paravento

prende nota e tace il Tempo:

venti gioie, tre sconfitte,

qualche amore senza audacia!

Tutto il tatto del gessetto

sulla lavagna si sgrana

ma il potere degli errori

lo impara austero il silenzio.

Seguiamo stelle di giorno

come una fede c’insegna.

Siamo tutti pellegrini

di scarpette in carta pesta.


 

Estaré bajo el alambre

como una cobra en un árbol

tartamudeando esas cosas

que se aprenden con los años…

O veré el mundo trepada

con un pié fijo en la rama

y una mano señalando

el camino hacia mi casa.

Estaré de cualquier forma

dialogando historias nuevas

con la manta, las poesias,

y un papel en las maletas.

Porque rumores hay muchos

pero hay un solo silencio,

y alli habrá de hallarme ergida

la otra cara de la vida.

 

Lasciami nel meriggio bianco

e profumato in cui t’accolsi,

fa che il senno contrariato

colga il tempo e lo corrompa.

I gemiti e le passioni

son palpiti di farfalle

e un vicolo in vetro, a scaglie,

l’impotenza nella vita.



L’eco delle parole

s’insinuava tra le case,

e i pizzicati di corde

tremanti, delle chitarre

si espandevano lontano

come il fumo del carbone.

Così andavan le parole…

Fedeli alle concessioni

della storia alla sua gente;

di una storia che nasceva

come le note la sera.

Col gaucho senza le mandrie,

errante non più di pampas

ma solo sotto un lampione

bevendo a sorsi il suo mate.

Il tango era quella danza

del candombe degli schiavi

ma era anche cielo y payada

in lunfardo o lingua tana.

Il segreto di una rosa

nascosta sotto la pioggia

e la durata di un ballo

per conquistare una donna.

Il tango era quel linguaggio

di tacchi nei porticati,

di baci in campi di grano,

di amanti e di madrigali.

Era il profumo nel porto

delle terre di nessuno.

Era il poema dell’uomo…

Nell’universo, nel mondo.



POEMA A GIUSY DEVINU

 

Dei colori eri la luna,

la luna piena e il pane;

eri l’azzurro dei laghi

vezzeggiati dal tramonto.

Dei profumi eri un abbraccio

rubato nelle stazioni;

eri un po’senza saperlo

la madre di tanti fiori.

Minuta guardasti il Cielo

e una stella ti rapì.

Un angelo avrà i poemi

che noi non avremo più.

La musica ti scorreva

come un ruscello nel cuore,

ma eri dell’aria, dei fuochi

non della terra che attende.

Eri il frumento che brama

per le mani di un bambino,

non per essere frumento.

Sarai dove non sappiamo,

oltre il confine del sole,

dove nascono i destini,

dove è infinita la luce.

Sarai dove non possiamo

ne vederti, ne sentirti…

Ma il miracolo è sì forte

che l’esistenza si arrende:

Dei colori sei la luna

la luna piena e il pane,

sarai sempre da lontano

la madre di tutti i fiori.


 

Vorrei toccare con le dita

 solo  i bordi di quel asse che tu sei

 di quel fascio luminoso che pronunci

 o che gli altri pronunciavano per te.

 

Toccarti mentre ti guardo,

per sentire se è rugiada,

se è calore,

se è delirio

se è bontà.

 

Vorrei ma non l’ho mai fatto

perché ho provato ad amarti con devozione e con Fé:

vidi da cieca i colori che volevi;

diventai quasi perfetta ma sempre di meno me.

 

Sono vicina al tuo ingresso,

e vedo mentre ti agghindi

trasparenti frivolezze

dietro le tende tue blu.

 

Non sei mai stato rugiada:

te lo direbbero i fiori.

Non sei mai stato calore:

non sai baciare una guancia.

Se fossi stato delirio,

ti avrei voluto per sempre.

 

E bontà?

Forse lo sei per sbaglio:

Rincorrendo la miseria

magari non torni più.

Ivanna Speranza

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