domenica 21 marzo 2010




L’eco delle parole

s’insinuava tra le case,

e i pizzicati di corde

tremanti, delle chitarre

si espandevano lontano

come il fumo del carbone.

Così andavan le parole…

Fedeli alle concessioni

della storia alla sua gente;

di una storia che nasceva

come le note la sera.

Col gaucho senza le mandrie,

errante non più di pampas

ma solo sotto un lampione

bevendo a sorsi il suo mate.

Il tango era quella danza

del candombe degli schiavi

ma era anche cielo y payada

in lunfardo o lingua tana.

Il segreto di una rosa

nascosta sotto la pioggia

e la durata di un ballo

per conquistare una donna.

Il tango era quel linguaggio

di tacchi nei porticati,

di baci in campi di grano,

di amanti e di madrigali.

Era il profumo nel porto

delle terre di nessuno.

Era il poema dell’uomo…

Nell’universo, nel mondo.

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