domenica 21 marzo 2010


 

Vorrei toccare con le dita

 solo  i bordi di quel asse che tu sei

 di quel fascio luminoso che pronunci

 o che gli altri pronunciavano per te.

 

Toccarti mentre ti guardo,

per sentire se è rugiada,

se è calore,

se è delirio

se è bontà.

 

Vorrei ma non l’ho mai fatto

perché ho provato ad amarti con devozione e con Fé:

vidi da cieca i colori che volevi;

diventai quasi perfetta ma sempre di meno me.

 

Sono vicina al tuo ingresso,

e vedo mentre ti agghindi

trasparenti frivolezze

dietro le tende tue blu.

 

Non sei mai stato rugiada:

te lo direbbero i fiori.

Non sei mai stato calore:

non sai baciare una guancia.

Se fossi stato delirio,

ti avrei voluto per sempre.

 

E bontà?

Forse lo sei per sbaglio:

Rincorrendo la miseria

magari non torni più.

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